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	<title>invasioniblog</title>
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	<pubDate>Thu, 27 Sep 2007 17:26:00 +0000</pubDate>
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		<title>Invasioni, i cittadini non lo sanno</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Jul 2007 15:38:46 +0000</pubDate>
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		<category>Festa delle Invasioni</category>

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		<description><![CDATA[Dopodomani finalmente avremo la nuova edizione di Invasioni. Parte la carovana che invaderà la città vecchia fino al 21 luglio. Come sarà? Un po'(anzi un bel po') ne abbiamo detto dalle pagine culturali del nostro giornale. Ma non vogliamo essere pregiudizievoli; sui suoi "contenuti", come ci hanno invitato a fare autorevoli voci delle istituzioni, prima vedremo, ascolteremo e poi giudicheremo. Certo è, invece che fin da ora non mi posso esimere dal dire il mio pensiero sul "metodo", dove c'è qualcosa da ridire. Per metodo intendo ad esempio su come siamo arrivati a Invasioni 2007. Senza dubbio ha prevalso l'idea che bastasse definire due, tre artisti e, oplà, tutto era fatto. Tant'è che la macchina organizzativa è partita in forte ritardo. C'è da rimanere sconcertati sull'approssimazione con cui, il cartellone completo, sia stato racimolato alla fine alla fine. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>A due giorni dall&#8217;inizio, scarsa informazione e ancora incertezze. Solo pochi manifesti</strong><br />
Da &#8220;la Provincia Cosentina&#8221; del 12 luglio 2007 - Articolo di Marcello Gallo</p>
<p><a id="more-17"></a> Dopodomani finalmente avremo la nuova edizione di Invasioni. Parte la carovana che invaderà la città vecchia fino al 21 luglio. Come sarà? Un po&#8217;(anzi un bel po&#8217;) ne abbiamo detto dalle pagine culturali del nostro giornale. Ma non vogliamo essere pregiudizievoli; sui suoi &#8220;contenuti&#8221;, come ci hanno invitato a fare autorevoli voci delle istituzioni, prima vedremo, ascolteremo e poi giudicheremo. Certo è, invece che fin da ora non mi posso esimere dal dire il mio pensiero sul &#8220;metodo&#8221;, dove c&#8217;è qualcosa da ridire. Per metodo intendo ad esempio su come siamo arrivati a Invasioni 2007. Senza dubbio ha prevalso l&#8217;idea che bastasse definire due, tre artisti e, oplà, tutto era fatto. Tant&#8217;è che la macchina organizzativa è partita in forte ritardo. C&#8217;è da rimanere sconcertati sull&#8217;approssimazione con cui, il cartellone completo, sia stato racimolato alla fine alla fine. Basti pensare che in sede di presentazione ufficiale, ad esempio, i gruppi che avrebbero dovuto aprire la manifestazione (Camillo Cromo, Brassmati orchestra, Nuova Tribù Zulù), non erano noti. Per non dire dello spazio Dibattiti. Il tema scelto è stato l&#8217;Acqua. Ma il perché della scelta? Va bene non cavilliamo che discutere del tema è oggi alla page. Ma per dire in base a quale criterio sindaco e assessori la fanno da padroni di casa in tutti e due i dibattiti? Sommessamente chiediamo, era il caso? Sono davvero specialisti della materia? Che ha prodotto il loro assessorato e la giunta di rilevante sull&#8217;argomento, quali gli impegni presi? Il sospetto della passerella allora è quantomeno giustificato.<br />
E passiamo ad altro argomento, dolente. La pubblicità dell&#8217;evento. O come si dice oggi, il marketing. A meno di un paio di mesi dal 14 luglio, venne affisso un manifesto col quale si invitava, cittadini e associazioni, a partecipare al concorso d&#8217;idee per costruire Invasioni. Il manifesto fu un po&#8217; clandestino, in verità. Certo è che del Concorso d&#8217;idee non se n&#8217;è saputo mai più nulla. Ma l&#8217;amministrazione deve avere un cattivo rapporto con i manifesti e sì perché a due giorni dal debutto ufficiale del Festival, in città, si sono visti un paio di poster 6&#215;3 e un paio di gonfaloni che pubblicizzano l&#8217;evento. Bella operazione di promozione! La città, insomma, come magari ti attendi, non è &#8220;battuta&#8221; dalla pletora di manifesti che reclamizzano l&#8217;occasione. Ci sono quelli dei Negramaro e altri gruppi, ma sono pagati dal promoter Iacobino. Fra tutti i ragionamenti e le polemiche che hanno alimentato il dibattito un punto ha unificato e cioè che la manifestazione dovesse servire a fare cultura sì ma anche a promuovere l&#8217;immagine di Cosenza. Com&#8217;è stata tutelata questa promozione d&#8217;immagine? Non lo è stata. Nelle risorse economiche contenute nel &#8220;Por Calabria 2000-2006 Misura 5.1, Psu Co.Re.&#8221; c&#8217;è una voce relativa al Marketing della città. Sostanzialmente si tratta di una legittima operazione di Marketing con la finalità di promuovere l&#8217;immagine, della città di Cosenza anche attraverso il Piano di Comunicazione della Festa delle Invasioni. Sull&#8217;utilizzo di queste risorse, da Palazzo dei Bruzi hanno fatto prontamente sapere che &#8220;il finanziamento del Psu è relativo al progetto marketing e serve a sostenere finanziariamente, così come nel 2005, solo una parte di Invasioni, quella che viene utilizzata come operazione di marketing complessivo della città. Una ragione in più per inserire, in tutta la campagna di comunicazione dell&#8217;edizione 2007 di &#8220;Invasioni&#8221;, manifesti inclusi, il marchio Psu&#8221;. Riportiamo il &#8220;virgolettato&#8221; e lo prendiamo per buono, però viene spontaneo chiedere a quale campagna di comunicazione si riferisce l&#8217;amministrazione comunale, considerando che a oggi, giovedì l2 della Festa delle Invasioni non si è visto (mi si perdoni la ripetizione) un manifesto, oppure una brochure, un volantino, una locandina, non si è sentito uno spot radiofonico e non si è visto uno spot in TV. Questo non è avvenuto nel territorio cittadino e sembra ovviamente improprio pensare che ci sìa una campagna di comunicazione che si estenda fuori dai confini della provincia o addirittura fuori regione, come dovrebbe essere per promuovere l&#8217;immagine di Cosenza e visti i risultati, come si è fatto negli anni passati.<br />
Del resto, pare assolutamente giustificata la scelta degli organizzatori. Non è che ne valga molto la pena visto che la qualità del cartellone non pare capace di attrarre turisti, anche alla luce del fatto che molti spettacoli e artisti non sono delle &#8220;esclusive&#8221; per la Calabria (come una volta), ma si ripetono in regione e addirittura nell&#8217;hinterland cittadino, vedi Amy Coleman che ha già fatto il suo spettacolo lunedì 9 al parco storico di Carolei, Kepa Junkera dal sito ufficiale risulta che il 15 luglio suona a Rovito, i Negramaro che avrebbero dovuto esibirsi sabato prossimo a Catanzaro, Peppe Voltarelli sarà a Castiglione a settembre, Ambrogio Sparagna sarà a Roccella Jonica il 19 agosto. Infine la Music Street con le tre bande itineranti nella città vecchia, va bene per noi di provincia ma è un dejavu della &#8220;Sbandata Romana&#8221;, il Festival capitolino delle bande musicali di strada.<br />
Comunque come detto giudicheremo alla fine. La domanda però, viene spontanea, direbbe il saggio: ma l&#8217;operazione Marketing, dov&#8217;è?
</p>
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		<title>Pingitore: quelle precedenti non erano Invasioni, ma riunioni tra amici</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Jun 2007 14:20:18 +0000</pubDate>
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		<category>Festa delle Invasioni</category>

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		<description><![CDATA[Noi non vogliamo proporre musica di nicchia, che in passato hanno richiamato quattro o cinque persone, o i soliti gruppi di persone, quasi fosse un club di amici. Quelle non erano invasioni, ma riunioni tra amici.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Da “la provincia Cosentina” del 27 giugno 2007 – Intervista di Eliseno Sposato</p>
<p><strong>Ci faccia capire Assessore Pingitore come vi siete divisi i compiti nell’approntare questa nuova edizione della Festa delle Invasioni.<br />
</strong>Attorno al direttore artistico, Antonello Antonante, si è creato un gruppo di lavoro formato da quattro assessori che hanno contribuito alla stesura del programma di Invasioni. Insieme a me ci sono i colleghi Morrone, Ferraro e Vuono. E’ la prima volta che più assessori si riuniscono per capire ed organizzare l’evento estivo cittadino.<br />
<strong><a id="more-16"></a> </strong><strong>Da più parti si parla di spirito tradito per la Festa delle Invasioni. E’ davvero così?</strong><br />
Credo che ogni percorso vada criticato alla fine. Sinora abbiamo presentato solo il cartellone, il festival non è neanche iniziato, e sono state dette solo delle inesattezze. Partiamo dalla centralità del convegno, tanto auspicata dall’ex assessore Dionesalvi. In questa edizione ce ne sono ben tre:il seminario curato dall’assessore Vuono insieme a Renato Nicolini all’Università della Calabria; un convegno dal tema “Acqua bene comune” curato dall’assessore Ferraro e quello da me voluto, “le dimensioni dell’acqua” che vedrà impegnati antropologi, psicanalisti, biologi, geologi, ciascuno impegnato, attraverso la sua ottica, a parlare di quale tesoro prezioso sia questo bene. Credo quindi che non sia stato tradito lo spirito della Festa che è piena di contenuti anche in questa edizione. A mio giudizio esiste una continuità, anche se noi non la rincorriamo, perché credo che ogni edizione debba avere una sua peculiarità. Noi abbiamo inaugurato un modo diverso di pensare l’evento, e per questo mi trovo d’accordo con il suo collega Marcello Gallo, che nei giorni scorsi, riferito all’amministrazione Catizone, aveva parlato di cultura appaltata ad un gruppo di persone. Noi ci siamo impegnati in prima persona, scegliendo un tema e riempiendo di contenuti questa edizione.<br />
<strong>La rottura con il gruppo Ardenti non era sanabile in alcun modo? Non c’erano spazi per recuperare quel bagaglio di esperienze?<br />
</strong>Da parte nostra non c’è stato alcun ostracismo. Nei due incontri che ci sono stati, le richieste che sono venute dal gruppo musica andavano in direzione contraria alla nostra. Loro erano abituati a fare tutto da soli e volevano continuare su questa strada. Mentre io pensavo alle invasioni di Invasioni, cioè una contaminazione dell’idea stessa del festival, in fase di ideazione. Evidente che chi era abituato ad avere il monopolio di Invasioni, non ha gradito questa contaminazione fra persone con idee differenti. Poi noi non abbiamo sostituito i consulenti delle passate amministrazioni, con altri consulenti. Insieme al direttore artistico Intonante, ci siamo impegnati in prima persona.<br />
<strong>A livello musicale c’è comunque un cambio di rotta traumatico. Dai grandi artisti internazionali, si è passati a quelli più nazional popolari. E’ questa la linea guida che caratterizzerà le edizioni dell’amministrazione Perugini?</strong><br />
Il tenore e la portata dei convegni va in altra direzione. Ci sarà molta attenzione sui temi che sceglieremo in futuro e che porteranno nella nostra città grandi esperti di caratura internazionale capaci di contribuire ad una crescita culturale. Professionisti provenienti da diverse realtà culturali che invaderanno la nostra città. Le invasioni non si fanno solo attraverso l’evento musicale, che comunque c’è. Ad esempio Paolo Rossi, il cui spettacolo è gratuito, porterà molti temi cari ai nostri concittadini, e li contaminerà con la musica. Noi non vogliamo proporre musica di nicchia, che in passato hanno richiamato quattro o cinque persone, o i soliti gruppi di persone, quasi fosse un club di amici. Quelle non erano invasioni, ma riunioni tra amici.<br />
<strong>A dire il vero i concerti delle precedenti edizioni sono sempre stati affollatissimi. Non negherà comunque che esiste una portata culturale ben diversa tra il proporre artisti come Patti Smith e Lou Reed piuttosto che i Negramaro.<br />
</strong>Questa è una questione di gusti e di scelte. Noi speriamo di rimanere a lungo ad amministrare la città, cosi che potremmo accontentare i gusti più diversi. Quest’anno la scelta è caduta sui Negramaro, ma c’è pure Paolo Rossi. Da più parti si citano solo i primi quasi a voler sminuire la portata del festival.<br />
<strong>A proposito di Negramaro. Il concerto è finanziato con i fondi Por. L’incasso a chi andrà alle casse comunali oppure al promoter organizzatore? In questo caso si finanzia un concerto a pagamento?<br />
</strong>Su questo non posso rispondere in maniera esaustiva, bisognerebbe chiedere agli uffici preposti. A me preme riempire di contenuti questa edizione di Invasioni e smentire le voci che vogliono un festival snaturato che non ha più ragione di esistere. Oppure che si sta facendo qualcosa che abbia tradito lo spirito della Festa delle Invasioni.<br />
<strong>Ci sono stati comunque degli errori in passato che hanno determinato una mancanza di autonomia del festival dal finanziamento interamente pubblico. In passato lei era in consiglio comunale quindi ha seguito le vicende del festival dall’inizio.<br />
</strong>Ad essere precisi io ero presidente della commissione cultura, ma non sono mai stato coinvolto in nessuna discussione riguardante Invasioni. Mi sembra paradossale che oggi si venga chiedere collaborazione a chi non è stato concesso di dire alcunché in passato. Si è peccato di grande presunzione in passato, e si continua a farlo. Avrebbero dovuto pensarci in passato a regolarizzare alcune posizioni.<br />
<strong>Nella nostra intervista precedente, Luca Ardenti ha citato un mancato ricorso di questa amministrazione, al bando di concorso per il co-finanziamento di eventi culturali con il Ministero preposto. E’ vero che avete fatto scadere i termini di presentazione della domanda?<br />
</strong>Questa è un’altra grande menzogna. Il finanziamento è stato pensato e richiesto nei termini stabiliti. Probabilmente sono loro a non avere presentato il loro progetto per ottenere il finanziamento. Questa è un’altra delle tante inesattezze dette sinora.<br />
<strong>Cosa si sente dire ai cittadini di Cosenza che si apprestano a vivere questa nuova edizione della festa delle Invasioni?<br />
</strong>Di avere fiducia in noi. Oltre agli spettacoli ed ai convegni, verrà allestita l’area festival dove riunirsi, socializzare, scambiare opinioni ed anche criticare questa edizione. Penso che siano i cosentini a dover dare una valutazione sul nostro lavoro, perché quella che va ad iniziare è Invasioni.
</p>
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		<title>La cultura dei nuovi democristiani</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Jun 2007 13:14:41 +0000</pubDate>
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		<category>Festa delle Invasioni</category>

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		<description><![CDATA[Dopo quasi sei mesi, rispolverando un numero de “il Quotidiano” del 30 dicembre 2006, ho trovato un prezioso scritto titolato “la cultura di certa sinistra”, dove Gabriele Petrone, in un sermone, citando Antonio Gramsci, teorizzava la “sua verità” (così è scritto) sul concetto di cultura e bacchettava chi in quel periodo “si è permesso” di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><font face="Times New Roman, serif" /><font size="2">Dopo quasi sei mesi, rispolverando un numero de “il Quotidiano” del 30 dicembre 2006, ho trovato un prezioso scritto titolato “la cultura di certa sinistra”, dove Gabriele Petrone, in un sermone, citando Antonio Gramsci, teorizzava la “</font><font face="Times New Roman, serif" /><font size="2"><em>sua verità</em></font><font face="Times New Roman, serif" /><font size="2">” (così è scritto) sul concetto di cultura e bacchettava chi in quel periodo “si è permesso” di discutere la scelta che S.E. Adamo aveva operato, convocando a Cosenza Gigi D&#8217;Alessio per la notte di Capodanno. </font><font face="Times New Roman, serif" /><font face="Times New Roman, serif" /><font face="Times New Roman, serif" /><font color="#000000" /><font face="Times New Roman, serif" /><font size="2">Fa caldo e non è il caso di rinverdire quelle polemiche natalizie. Rimane il fatto che un evento connotatosi l’anno precedente come iniziativa antimafia, si è trasformato in un concerto con un artista chiacchierato per camorra e, cosa sconcertante, in un bluff per i gruppi locali. </font><font face="Times New Roman, serif" /><font size="2">Sono scelte. Direi scelte politiche nazionalpopolari, che non mi interessa discutere. Le scelte di sua maestà il Vice Governatore della Regione, i comuni cittadini non possono che accettarle a capo chino, o no? </font></p>
<p><font face="Times New Roman, serif" /><font face="Times New Roman, serif" /><font face="Times New Roman, serif" /><font face="Times New Roman, serif" /><font face="Times New Roman, serif" /><font face="Times New Roman, serif" /><font color="#000000" /><font face="Times New Roman, serif" /><font face="Times New Roman, serif" /><font size="2"><a id="more-15"></a> </font><font face="Times New Roman, serif" /><font face="Times New Roman, serif" /><font face="Times New Roman, serif" /><font face="Times New Roman, serif" /><font face="Times New Roman, serif" /><font face="Times New Roman, serif" /><font color="#000000" /><font face="Times New Roman, serif" /><font face="Times New Roman, serif" /><font size="2">Non intendo neanche, come ha fatto chi è stato </font><font face="Times New Roman, serif" /><font size="2"><em>diffidato</em></font><font face="Times New Roman, serif" /><font size="2"> da Gabriele Petrone, parlare di </font><font face="Times New Roman, serif" /><font size="2"><em>“idee di cultura”</em></font><font face="Times New Roman, serif" /><font size="2">, di </font><font face="Times New Roman, serif" /><font size="2"><em>“modelli di cultura”</em></font><font face="Times New Roman, serif" /><font size="2"> e né mi </font><font face="Times New Roman, serif" /><font size="2"><em>“azzardo a fare classificazione tra cultura e sottocultura”</em></font><font face="Times New Roman, serif" /><font size="2">. Lascio volentieri la questione ai professori, ai direttori. Preferisco le controculture. </font><font face="Times New Roman, serif" /><font face="Times New Roman, serif" /><font face="Times New Roman, serif" /><font face="Times New Roman, serif" /><font face="Times New Roman, serif" /><font face="Times New Roman, serif" /><font face="Times New Roman, serif" /><font face="Times New Roman, serif" /><font face="Times New Roman, serif" /><font color="#000000" /><font face="Times New Roman, serif" /><font face="Times New Roman, serif" /><font face="Times New Roman, serif" /><font face="Times New Roman, serif" /><font face="Times New Roman, serif" /><font face="Times New Roman, serif" /><font face="Times New Roman, serif" /><font face="Times New Roman, serif" /><font face="Times New Roman, serif" /><font face="Times New Roman, serif" /><font face="Times New Roman, serif" /><font size="2">Il problema è che in quel prezioso scritto Gabriele Petrone evidenziava che: </font><font face="Times New Roman, serif" /><font size="2"><em>“la cultura, a Cosenza, come efficacemente ha detto il Sindaco, non può essere appaltata né essere il frutto di una visone unilaterale ed univoca come spesso è avvenuto in passato, o peggio una occasione per la promozione autoreferenziale della propria immagine pubblica. In questo il centro-sinistra che governa Cosenza vuole essere diverso”</em></font><font face="Times New Roman, serif" /><font size="2">. </font><font color="#000000" /><font face="Times New Roman, serif" /><font size="2">Diverso in cosa? Sia l&#8217;evento di Capodanno sia quello a pagamento del prossimo 16 luglio sono più che appaltati, visto che vengono svolti comunque da società private e sicuramente scelti con una visione unilaterale, che è quella del mercato e del business dei promoter, che impone Gigi D&#8217;Alessio e i Negramaro. Sono scelte ispirate dalla cultura televisiva, giustamente tanto odiata dal direttore del Teatro “Rendano”. </font><font color="#000000" /><font face="Times New Roman, serif" /><font face="Times New Roman, serif" /><font face="Times New Roman, serif" /><font face="Times New Roman, serif" /><font color="#000000" /><font face="Times New Roman, serif" /><font color="#000000" /><font face="Times New Roman, serif" /><font size="2">Al di là delle frasi di circostanza, negli anni passati, dai palchi degli eventi cittadini, non si era mai sentito nessun artista ringraziare chicchessia per averlo fatto suonare a Cosenza. E&#8217; accaduto per la prima volta con Gigi D&#8217;Alessio, che ha addirittura scambiato Nicola Adamo per il sindaco attuale (o lo è davvero?) e una consigliera comunale per Assessore (che non lo è di sicuro). Se non è autopromozione questa&#8230;Anche se rimangono dubbi sull&#8217;efficacia dello spot!</font><font color="#000000" /><font face="Times New Roman, serif" /><font size="2">E visto che negli ultimi giorni è un tema di grande attualità, a proposito di gestione delle risorse pubbliche, come non ricordare il monito di&#8230;Gabriele Petrone? </font><font color="#000000" /><font face="Times New Roman, serif" /><font color="#000000" /><font face="Times New Roman, serif" /><font color="#000000" /><font face="Times New Roman, serif" /><font color="#000000">“</font><font face="Times New Roman, serif" /><font size="2"><span lang="it-IT"><em>Certo [&#8230;] bisogna trovare le risorse finanziarie [&#8230;], a meno che non si utilizzino i soldi della stagione lirica e quelli del PSU come è avvenuto l&#8217;anno scorso per finanziare il concerto di Capodanno”.</em></span></font><font color="#000000" /><font face="Times New Roman, serif" /><font size="2">In verità, per il capodanno con Jovanotti, si utilizzarono i soldi del contributo della Regione Calabria, stanziato dietro rendicontazione, a stagione lirica avvenuta (e apprezzata mi pare di ricordare), quindi già pagata. In quell&#8217;occasione la giunta comunale (molto uguale a questa), attraverso una legittima variazione di bilancio, comunque dopo aver garantito la tradizionale stagione lirica, ha deliberato di utilizzare quel denaro per pagare il concerto di capodanno, sostenendo di fatto anche un secondo concerto di Jovanotti a Locri. Con quasi la stessa cifra che si è investita per il concerto di Gigi D&#8217;Alessio, Jovanotti di concerti ne ha fatti due, proprio perché non erano appaltati. </font><font color="#000000" /><font face="Times New Roman, serif" /><font face="Times New Roman, serif" /><font color="#000000" /><font face="Times New Roman, serif" /><font color="#000000" /><font face="Times New Roman, serif" /><font size="2">I soldi del PSU invece sono stati utilizzati, secondo la legittima misura riguardante il marketing e la promozione dell&#8217;immagine della città, a finanziamento del Concerto di “quella cantante” Patty Smith, e per una mostra di “quel disegnatore” che si chiama Milo Manara (quando esisteva Invasioni) che - vale la pena rimembrarlo - per contratto hanno dovuto trascorrere la loro giornata davanti a telecamere, giornalisti e cittadini in “quel Museo all&#8217;Aperto”, nella naturale prospettiva di promuovere “quelle sculture”, oggi abbandonate su Corso Mazzini. </font><font color="#000000" /><font face="Times New Roman, serif" /><font size="2">Eh sì, oggi, “ara squagliata da nivi si vidanu i s&#8230;..”. </font><font color="#000000" /><font face="Times New Roman, serif" /><font color="#000000" /><font face="Times New Roman, serif" /><font color="#000000" /><font face="Times New Roman, serif" /><font color="#000000" /><font face="Times New Roman, serif" /><font size="2">Si nota bene in evidenza, infatti, sui manifesti affissi peraltro abusivamente, che l&#8217;Amministrazione Comunale di Sinistra, come la chiama Gabriele Petrone, utilizza quella stessa misura del PSU per finanziare il concerto dei Negramaro. Ma con una differenza: quel concerto è a pagamento e probabilmente senza nessun introito per il comune. Una domanda: perché per assistere a quel concerto la gente deve versare 18 euro + prevendita? E allora i soldi del PSU a che cosa servono? Perché il comune paga per un concerto a pagamento? Se i marchietti dell&#8217;Avec e della Comunità Europea (addirittura maldestramente in bianco e nero) sono impressi su quel manifesto (vedi foto), vuol dire che i cittadini pagano due volte, e visto che due giorni prima i Negramaro si esibiscono a Catanzaro, la promozione dell&#8217;immagine della città qual è? La stessa di Catanzaro?</font><font face="Times New Roman, serif" /><font size="2">L’ultima volta e poi vi giuro che non lo cito più. Ve lo ricordate Petrone? </font><font face="Times New Roman, serif" /><font size="2"><em>“Una sinistra vera, dunque, che si ponga il problema di offrire ai cittadini più opportunità e più cultura, anzi più culture non può non fare così. Altrimenti continueremo a chiederci [&#8230;]come mai il cameriere che ci serve la pizza nel mezzo nelle nostre appassionate discussioni politico-culturali continui a votare Berlusconi”. </em></font><font face="Times New Roman, serif" /><font face="Times New Roman, serif" /><font color="#000000" /><font face="Times New Roman, serif" /><font face="Times New Roman, serif" /><font face="Times New Roman, serif" /><font face="Times New Roman, serif" /><font size="2">E&#8217; chiaro a tutti che la sinistra vera è altro, e non è certo rappresentata dalla politica che insegue Gabriele Petrone. Invece la sua bandiera, con il processo di democristianizzazione in corso, si sbiadisce cambiando colore e probabilmente al posto del tanto citato Antonio Gramsci, nella sua federazione politica, a breve sarà esposta l’effige del paladino della giustizia internazionale, Bush. </font><font face="Times New Roman, serif" /><font size="2">Voglio permettermi di dire “La mia verità” a Gabriele: è scontato che quei camerieri </font><font face="Times New Roman, serif" /><font size="2"><em>“che vi servono”</em></font><font face="Times New Roman, serif" /><font size="2">, continueranno a votare Berlusconi. La politica della sinistra si pratica per strada, con la gente, a fianco dei lavoratori; non nelle sedi dei partiti, nei ristoranti o nei pallosi comizi, dove con gli autobus vengono deportate le vecchiette per mostrare che si possiede rappresentanza. La cultura e la conoscenza non si diffondono finanziando con i soldi del PSU concerti a pagamento imposti dal mercato delle case discografiche e dei management della musica.</font><font face="Times New Roman, serif" /><font face="Times New Roman, serif" /><font face="Times New Roman, serif"> </font><font face="Times New Roman, serif" /><font face="Times New Roman, serif" /><font face="Times New Roman, serif" /><font face="Times New Roman, serif" /><font color="#000000" /><font face="Times New Roman, serif" /><font size="2">Si continua a far credere che il Comune di Cosenza sarebbe in dissesto per colpa delle spregiudicate gestioni passate; ma quelli che gestiscono ora, non erano pure nella gestione di prima? &#8230;Che la città è in ginocchio perché c&#8217;è stata una gestione commissariale; ma chi lo ha fatto venire il commissario? </font><font color="#000000" /><font face="Times New Roman, serif" /><font size="2">Le cose bisogna pur dirle, e chiedersele, caro Gabriele, altrimenti con il trasformismo di questi anni, tutti gli elettori che pensano di votare Te, Perugini oppure Rosy Bindi, credono che sia uguale di quando votavano comunista. </font><font face="Times New Roman, serif" /><font face="Times New Roman, serif" /><font face="Times New Roman, serif" /><font face="Times New Roman, serif" /><font face="Times New Roman, serif" /><font face="Times New Roman, serif" /><font color="#000000" /><font face="Times New Roman, serif" /><font face="Times New Roman, serif" /><font face="Times New Roman, serif" /><font face="Times New Roman, serif" /><font face="Times New Roman, serif" /><font face="Times New Roman, serif" /><font face="Times New Roman, serif" /><font face="Times New Roman, serif" /><font face="Times New Roman, serif" /><font face="Times New Roman, serif" /><font face="Times New Roman, serif" /><font face="Times New Roman, serif" /><font face="Times New Roman, serif" /><font face="Times New Roman, serif" /><font face="Times New Roman, serif" /><font 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</p>
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		<title>Intervista a Luca Ardenti</title>
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		<pubDate>Sun, 24 Jun 2007 12:46:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sub_admin</dc:creator>
		
		<category>Festa delle Invasioni</category>

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		<description><![CDATA[Da “la Provincia cosentina” del 24 giugno 2007, Intervista di Eliseno Sposato Secondo appuntamento di questa nostra inchiesta sulla cultura cosentina. Incontriamo Luca Ardenti, direttore artistico della festa delle Invasioni e della Casa delle Culture, nel periodo delle amministrazioni Mancini e Catizone, in un rovente pomeriggio, perfettamente in linea con il suo cognome.Cosa è successo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><font size="2"></font><font face="Arial, sans-serif"></font><font size="2">Da “la Provincia cosentina” del 24 giugno 2007, </font><font face="Arial, sans-serif"></font><font size="2">Intervista di <strong>Eliseno Sposato</strong></font><font size="2"><font size="2" /></font><font size="2"></font><font face="Arial, sans-serif"></font><font face="Arial, sans-serif"></font><font size="2"></font><font size="2"> </font><font face="Arial, sans-serif"></font><font size="2">Secondo appuntamento di questa nostra inchiesta sulla cultura cosentina. Incontriamo Luca Ardenti, direttore artistico della festa delle Invasioni e della Casa delle Culture, nel periodo delle amministrazioni Mancini e Catizone, in un rovente pomeriggio, perfettamente in linea con il suo cognome.</font><font face="Arial, sans-serif"></font><font face="Arial, sans-serif"></font><font size="2"><strong>Cosa è successo all’insediamento della giunta Perugini? Perché lei ed il suo gruppo di collaboratori non siete stati riconfermati alla guida di Invasioni?</strong></font><font face="Arial, sans-serif"> </font><font face="Arial, sans-serif"></font><font size="2">Abbiamo avuto con il Sindaco un solo incontro nel quale noi abbiamo formulato una proposta che definisse le linee progettuali per essere al passo con le nuove forme legislative e finanziarie vigenti, sia per l’Amministrazione che per le manifestazioni che erano arrivate ad un punto di maturità, e che dovevano essere messe a sistema per dispiegare i propri effetti in maniera compiuta. Tutto questo per salvare e valorizzare un patrimonio di lavoro collettivo, con tutto il suo portato di relazioni che il gruppo ha accumulato negli anni. Ci tengo a precisare che al sindaco Perugini avevamo specificato che si poteva lavorare insieme senza richiedere alcun tipo di compenso, anche perché il sistema delle consulenze ha segnato il passo.</font><font face="Arial, sans-serif"></font><font face="Arial, sans-serif"></font><font size="2"><strong> <a id="more-14"></a></strong></font></p>
<p><font face="Arial, sans-serif"></font><font size="2"><strong>Molti hanno visto in voi dei consulenti molto legati al sindaco Catizone, tanto da reggere, in pratica, l’assessorato alla cultura. Non crede che il non avere dato autonomia al Festival si sia rivelata una scelta sbagliata?</strong></font><font face="Arial, sans-serif"> </font><font face="Arial, sans-serif"></p>
<p style="margin-bottom: 0cm" align="justify"><font face="Arial, sans-serif"></font><font size="2">La progettualità culturale portata avanti in questi anni, era legata tutta ad una dimensione politica anche della città. Il tutto doveva essere portato ad un livello tale che definisse uno sviluppo delle singole manifestazioni. Il momento ideale per portare a compimento questo percorso doveva essere il 2005, quando mancava un lasso di tempo ragionevole per la fine della legislatura, poi la fine anticipata dell’amministrazione Catizone ha bloccato tutto. Come gruppo abbiamo fatto una scelta eticamente corretta che è stata quella di lavorare sino all’ultimo giorno per la città, per poi proporre la messa a sistema delle politiche culturali.</font><font face="Arial, sans-serif"></font><font size="2"><strong>Lei è stato anche direttore della Casa delle Culture. Che effetto le fa vedere il degrado in cui versa la struttura in questi mesi?</strong></font></p>
<p></font><font face="Arial, sans-serif"> </font><font face="Arial, sans-serif"></font><font size="2">Di fatto negli ultimi due anni la Casa delle Culture è stata chiusa, è stata disarticolata dalle sue funzioni. Di tutte le immagini che sono apparse sui quotidiani negli ultimi mesi, una che mi ha ferito profondamente non riguarda le sale o i manifesti improvvisati di S. Giuseppe Rock, quanto piuttosto la foto di due persone che si erano incatenate ai cancelli di Palazzo dei Bruzi per chiedere lavoro. Quelle persone come altre che in particolari momenti vivevano una situazione di disagio, transitavano dalla Casa delle Culture, e questa rappresentava una camera di compensazione tra quello che l’amministrazione comunale poteva fare e il tessuto sociale che reggeva la città. Tutto questo grazie anche a quel tessuto di relazioni che si coagulavano all’interno della struttura, ed anche grazie all’immissione nel circuito tecnico e lavorativo che si è creato intorno alle manifestazioni.</font><font face="Arial, sans-serif"></font><font face="Arial, sans-serif"></font><font size="2"><strong>La prima cosa messa in chiaro dalla nuova amministrazione è stata quella della mancanza di risorse disponibili da destinare alla cultura.</strong></font><font face="Arial, sans-serif"></p>
<p style="margin-bottom: 0cm" align="justify"><font face="Arial, sans-serif"></font><font size="2">Secondo me è un discorso che non regge. Se ci riferiamo ad Invasioni, posso dire che noi siamo stati bloccati in un progetto che stavamo presentando alla Regione e che avrebbe portato a raccogliere 40mila euro. Poi abbiamo scoperto che l’amministrazione Perugini non ha neanche partecipato al bando di concorso emanato dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali per il triennio 2007-2009 che avrebbe portato ad un co-finanziamento al 50 percento delle somme necessario. Se si pensa che poi un’Amministrazione comunale nel suo 50 percento include i costi di una serie di beni e servizi di sua proprietà, si può ben capire che si poteva finanziare il festival al 70-80 percento. Pensi che la Calabria ha presentato un solo progetto con l’Assessorato alla Cultura, il Magna Grecia Teatro.</font><font face="Arial, sans-serif"></font><font size="2"><strong>Una mancata lungimiranza?</strong></font></p>
<p></font><font face="Arial, sans-serif"> </font><font face="Arial, sans-serif"></font><font size="2">Direi che c’è molta confusione, e se a tutti stanno a cuore le sorti della città, si dovrebbe fare tutti un passo indietro e pensare al fine ultimo della propria missione che è quello di fare del bene ad una città che sta vivendo una fase difficile e preoccupante.</font><font face="Arial, sans-serif"></font><font face="Arial, sans-serif"></font><font size="2"><strong>Come risponde alla critica di Dionesalvi riguardo alla mancata centralità del convegno nelle successive edizioni di Invasioni, al suo assessorato ed alla stanzialità del festival?</strong></font><font face="Arial, sans-serif"></p>
<p style="margin-bottom: 0cm" align="justify"><font face="Arial, sans-serif"></font><font size="2">In tutti quelli che hanno lavorato alla festa delle Invasioni si è creato un forte senso di appartenenza, per cui certi giudizi vengono dati più che altro in base all’emotività. La centralità del convegno è stata valorizzata, perché spostata dalle sale della Casa delle Culture in piazza 11 settembre. Si è dato spazi a temi più concreti come la municipalità o l’energia anche per portarla gente a discutere. Gli stessi che ricordano le edizioni itinerante sono quelli che hanno sempre criticato l’eccessiva spesa. Con il passaggio dalla lira all’euro i costi sono lievitati in maniera insostenibile. Poi abbiamo notato che nell’area festival si creava uno spazio di socialità che manca oramai in città, e che noi abbiamo voluto valorizzare.</font><font face="Arial, sans-serif"></font><font size="2"><strong>Un suo giudizio sul cartellone di Invasioni 2007?</strong></font></p>
<p></font><font face="Arial, sans-serif"></p>
<p style="margin-bottom: 0cm" align="justify"><font face="Arial, sans-serif"></font><font size="2">Io non giudico il lavoro degli altri e poi ho una profonda difficoltà in quanto non riconosco questa come un’edizione di Invasioni. Senza il sistema di relazioni sociali che l’hanno costruito, che l’hanno fatto diventare un qualcosa che ai cittadini dava un senso di appartenenza, non è Invasioni. </font></p>
<p></font></p>
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		<title>Intervista a Franco Dionesalvi</title>
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		<pubDate>Thu, 21 Jun 2007 12:40:40 +0000</pubDate>
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		<category>Festa delle Invasioni</category>

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		<description><![CDATA[Da “la Provincia cosentina” del 21 giugno 2007, intervista di Eliseno Sposato
La stagione dei festival estivi sta per partire, tutto è pronto per una nuova visione ed una nuova idea della Festa delle Invasioni, che nei mesi scorsi ha suscito un dibattito a dire il vero mai entrato nel merito. Con una serie d’interviste cercheremo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><font size="2"></font><font face="Arial, sans-serif"></font><font size="2">Da “la Provincia cosentina” del 21 giugno 2007, intervista di </font><strong><font face="Arial, sans-serif"></font><font size="2">Eliseno Sposato</font><font size="2"><font size="2" /></font></strong><font size="2"></font><font face="Arial, sans-serif"></font><font face="Arial, sans-serif"></font><font size="2"></font><font size="2"></p>
<p style="margin-bottom: 0cm" align="justify"><font face="Arial, sans-serif"></font><font size="2">La stagione dei festival estivi sta per partire, tutto è pronto per una nuova visione ed una nuova idea della Festa delle Invasioni, che nei mesi scorsi ha suscito un dibattito a dire il vero mai entrato nel merito. Con una serie d’interviste cercheremo di capire dove sta andando al musica a Cosenza, quali sono le difficoltà che trovano i vari soggetti che operano nel settore e che negli anni scorsi hanno contribuito alla crescita culturale della città. Iniziamo questa serie d’incontri con Franco Dionesalvi che è stato l’ideatore della festa delle Invasioni.</font></p>
<p></font></p>
<p><font face="Arial, sans-serif"><a id="more-13"></a></font><font face="Arial, sans-serif"></font><font size="2"><strong>Ripercorriamo quell’esperienza e cerchiamo di capire perché è avvenuto questo radicale cambio di rotta nella proposta di Invasioni edizione 2007</strong></font><font face="Arial, sans-serif"></font><font size="2">.</font><font face="Arial, sans-serif"></font><font face="Arial, sans-serif"> </font><font face="Arial, sans-serif"></font><font face="Arial, sans-serif"></p>
<p style="margin-bottom: 0cm" align="justify"><font face="Arial, sans-serif"></font><font size="2">Partiamo dalla fine. Questa edizione per come si presenta dalle anticipazioni del programma e per quello che mi è dato sapere, più che un’edizione di Invasioni sul tema dell’acqua, mi sembra un’edizione che fa acqua da tutte le parti. Per tanti motivi. Innanzitutto per il livello musicale che mi pare sia in netto contrasto con la filosofia del festival. Con tutto il rispetto per i Negramaro, che sono un buon gruppo di pop italiano e per gli altri gruppi di cui conosco poco la storia. Poi ci sono i gruppi locali. Per questi credo che Invasioni non sia il contesto giusto dove farli suonare, perché trovo demagogico farli esibire in questa manifestazione. In origine Invasioni aveva delle linee guida ben precise, almeno sino a quando io ho guidato l’assessorato, perché doveva essere solo una vetrina di musica internazionale, all’interno della quale andavano ricercati i filoni delle nuove tendenza, per interrogarsi su dove stava andando la musica moderna, e allo stesso tempo riscoprire e riportare alla ribalta, artisti del passato che meritassero un approfondimento perché rappresentavano le radici, la tradizione della musica rock. Questo il discorso portato avanti da noi. Io non dico che il festival dovesse essere sempre così, ben vengano le novità ed i cambiamenti, che a volte sono opportuni. Solo che devono essere ben motivati. Per noi Invasioni era un incrocio di linguaggi, di storie, un corto circuito fra mondi ed etnie diverse, per incontrarsi, per lasciarsi invadere così da diventare una realtà terza. La nostra era una proposta etico politica , contro la logica del buttare a mare gli invasori, anche perché gli invasori di oggi, che sono i disperati, i più deboli, non sono quelli di duemila anni fa che erano i più forti. Così lasciarsi invadere dai più deboli, rappresentava anche una forte idea di cosentinità, perché la gente Bruzia, è sempre stata aperta e curiosa, per cui prima di prendere la spada e combattere, voleva capire chi erano gli invasori. Cosenza è sempre stata la città delle fiere, degli scambi culturali e commerciali, piuttosto che quella delle guerre. L’invasione significava diventare un popolo meticcio, un popolo più complesso. Noi ritenevamo che questo fosse un discorso storico che avesse una forte attualità. Oggi francamente mi pare che non vi sia nulla di tutto questo, sono solo dieci giorni di spettacolo l’uno diverso dall’altro, anche validi, Paolo Rossi ed i Negramaro saranno anche bravi nel loro genere, ma non vedo cosa c’entrino l’uno con l’altro, e soprattutto non mi sembra che invadano la città. In pratica si tratta di una piccola rassegna i estiva, per cui mi chiedo se è il caso di portarla avanti.</font><font face="Arial, sans-serif"></font><font size="2"><strong>Qual è il suo giudizio sulle edizioni svolte durante la giunta Catizone?</strong></font></p>
<p></font><font face="Arial, sans-serif"> </font><font face="Arial, sans-serif"></font><font size="2">Non le ho molto amate, per due ordini di motivi. Il primo è che il festival aveva tradito l’idea dell’invasione della città, per me Invasioni era anche un discorso urbanistico sulla città.</font><font face="Arial, sans-serif"></font><font face="Arial, sans-serif"></font><font size="2"><strong>Fu quello il primo segno di declino della manifestazione, renderla stanziale piuttosto che itinerante come alle origini?</strong></font><font face="Arial, sans-serif"></p>
<p style="margin-bottom: 0cm" align="justify"><font face="Arial, sans-serif"></font><font size="2">Quella era una delle idee forti della Festa. Tra l’altro le prime due edizioni sono proprio quelle di cui il pubblico si ricorda maggiormente, proprio per la forza invasiva che faceva ripensare ai contesti del quotidiano in un modo diverso. Anche la centralità del convegno rispetto agli spettacoli, è stata tradita. All’inizio una buona fetta del budget era impegnata sul convegno, proprio perché questo era pensato in maniera seria. Noi avevamo fortemente voluto la presenza in città dei grandi storici, nella prima edizione, i poeti internazionali nella successiva. Era dal convegno che si evinceva la forza della Festa delle Invasioni, che diventava un festival di idee invece che di spettacolarità. Devo comunque riconoscere a chi ha organizzato il festival negli ultimi anni, di avere mantenuto la dignità della manifestazione, mentre oggi credo che questa difesa minima venga a cadere definitivamente. </font><font face="Arial, sans-serif"></font><font size="2"><strong>Secondo lei è giusto che la giunta Perugini abbia fatto piazza pulita delle professionalità che hanno portato avanti il festival negli ultimi anni? A parte il nome della manifestazione non hanno salvato nulla.</strong></font></p>
<p></font><font face="Arial, sans-serif"> </font><font face="Arial, sans-serif"></font><font size="2">Certamente no, sia da un punto di vista etico politico che da quello delle professionalità acquisite. Se guardiamo ad altre esperienze regionali, non mi risulta che il comune di Roccella Jonica abbia mai pensato di fare Rumori Mediterranei senza l’Associazione culturale Jonica, ne quello di Castrovillari, approntare un’edizione della Primavera dei Teatri, senza avvalersi delle competenze del gruppo Scena Verticale. Non mi riferisco all’aspetto giuridico, mi importa poco delle leggi, del copyright e quant’altro. Trovo che per una giunta, specialmente di centro sinistra, non sia una buona politica eliminare una serie di persone che costituiscono un patrimonio professionale per la città, un accumulo d’esperienze realizzate in dieci anni, solo per metterci i miei uomini. Sembra una logica di potere che svilisce il patrimonio umano di una città.</font><font face="Arial, sans-serif"></font><font face="Arial, sans-serif"></font><font size="2"><strong>In quest’ottica il progetto Invasioni è fallito perché non si è affrancato dalla politica, raggiungendo uno status economico-giuridico capace di essere autonomo. Chi ha sbagliato? Che tipi di errori sono stati commessi?</strong></font><font face="Arial, sans-serif"></p>
<p style="margin-bottom: 0cm" align="justify"><font face="Arial, sans-serif"></font><font size="2">C’è stato sicuramente un errore organizzativo. Anch’io credo di avere delle responsabilità in questo senso, perché ad un certo punto quando mutarono le condizioni politiche con il cambio della Giunta Mancini-Catizone, io preferii continuare il mio lavoro altrove, Quelli che restarono, rimasero fedeli all’idea di non dare una forma giuridica autonoma al gruppo e di conseguenza al festival. Fecero la scelta più comoda di far pagare tutto al comune e di avere un riconoscimento professionale dall’Amministrazione Comunale dell’epoca. Una scelta che forse ha pagato nell’immediato, ma che alla lunga si è rivelata perdente perché loro sono apparsi come dei consulenti del Sindaco perdente e per questo fatti fuori in seguito. Loro erano delle figure professionali sganciate dalla logica dell’appartenenza partitica. La mancanza di una seria riflessione sulla forma giuridica da dare alla festa delle Invasioni, ha fatto si che venissero scambiati per semplici appartenenti all’esercito dei consulenti del Sindaco Catizone, e di conseguenza cacciati insieme a lei.</font><font face="Arial, sans-serif"></font><font size="2"><strong>Una cosa analoga è avvenuta a Rende. Il problema a quanto pare è quello di una classe politica e di una città che non riconoscono la competenza in questo settore, a persone che vi lavorano da anni e che hanno maturato un livello professionale invidiabile.</strong></font></p>
<p></font><font face="Arial, sans-serif"> </font><font face="Arial, sans-serif"></font><font size="2">I politici vogliono che sia così. Loro vedono la cultura come un qualcosa che somiglia molto alla propaganda, alle campagne elettorali o, se vogliamo usare una parola un po’ nobile, alla comunicazione. Ma la cultura con questi aspetti non c’entra niente. La cultura è qualcosa di autonomo e importante che spesso va in conflitto, con gli interessi dei politici. Quest’ultimi, di contro, vedono la cultura come un fiore da portare all’occhiello, ma contemporaneamente la considerano una cosa inutile, rispetto ai lavori pubblici all’urbanistica. Di contro anche gli operatori culturali non si sono mai battuti abbastanza per difendere l’autonomia del loro lavoro e continuano a riempire le anticamere del politico di turno. Un esempio illuminante i questo senso sono gli operatori teatrali che non hanno mai pensato di fare squadra in comune, ma hanno sempre cercato rientrare nelle grazie del politico di turno che desse a loro e non agli altri, un po’ di finanziamenti.</font><font face="Arial, sans-serif"></font><font face="Arial, sans-serif"></font><font size="2"><strong>Quindi non esiste una logica del bene comune, del proporre qualcosa rivolto ai cittadini, quanto piuttosto alla propria esperienza lavorativa che deve capitalizzare quanto più possibile, in poco tempo. Manca il senso di cittadinanza negli operatori culturali cosentini?</strong></font><font face="Arial, sans-serif"></p>
<p style="margin-bottom: 0cm" align="justify"><font face="Arial, sans-serif"></font><font size="2">C’è molta confusione in questo campo, tanto da fare di tutta l’erba un fascio. Da una parte esistono gli impresari privati che altro non fanno che un’opera di intermediazione tra chi vende spettacoli e chi poi li compra, speculandoci sopra. Loro comunque non sono degli operatori culturali. Non si pongono il problema dell’innovazione, dell’intervento sul territorio. D’altra parte gli operatori delle associazioni, non fanno squadra se non in rari casi, come avvenne quando eravamo assessori io a Cosenza, Francesco Madrigrano a Cerisano e Mimmo Talarico a Rende, quando economizzammo le risorse e offrendo una proposta musicale al territorio dell’area urbana, che avesse senso, con il rock internazionale a Cosenza, la nuova musica italiana a Rende ed il jazz a Cerisano. Si pensava insieme ribaltando una logica che voleva gli avvenimenti tutti proposti lo stesso giorno facendosi una concorrenza spietata.</font><font face="Arial, sans-serif"></font><font size="2"><strong>Un altro motivo che frena la crescita è il rapporto tra evento proposto e capacità di attrarre un pubblico numeroso. Perché l’amministratore della cosa pubblica, a fronte di una spesa cospicua, non chiede lumi sulla portata culturale dell’evento, ma solo sulla sul potenziale successo di pubblico. Come si super questa logica perversa?</strong></font></p>
<p></font><font face="Arial, sans-serif"> </font><font face="Arial, sans-serif"></font><font size="2">Anch’io ho dovuto ragionare secondo quest’ottica, anche se l’On.le Mancini aveva molta fiducia in me e mi lasciava fare, se avessi riempito di vuoti le piazze, probabilmente mi avrebbe cacciato. Ad Invasioni per fortuna è successo qualcosa di analogo ad altre esperienze, tipo Umbria Jazz oppure Pistoia Blues. Il festival ha acquistato di credibilità ed il pubblico si è fidato, seguendolo indipendentemente dai nomi in cartellone. Questo credo significhi fare politiche culturali, cioè creare le condizioni per cui le persone si avvicinino a qualcosa che non conoscono e che possa in qualche modo sorprenderli. Se andiamo a seguire sempre le cose che sappiamo, siamo nel consumismo e non nella cultura. Cultura è quando ci mettiamo in discussione, quando l’evento che abbiamo davanti rompe le nostre certezze, abbatte i nostri schemi, ci fa riflettere. Naturalmente ci vuole misura anche in questo, non si può continuare a proporre solo spettacoli dirompenti, scelte estreme in un contesto che non funziona. E’ solo con la progettualità e la continuità che puoi garantirti dei risultati con delle cose meno commerciali, meno facili.</font><font face="Arial, sans-serif"></font><font face="Arial, sans-serif"></font><font size="2"><strong>Oggi siamo ad una sorta di anno zero se si finanziano i concerti di D’Alessio piuttosto che di altri, forse si è perso il senso della misura, non si mettono a fuoco gli obiettivi?</strong></font><font face="Arial, sans-serif"></p>
<p style="margin-bottom: 0cm" align="justify"><font face="Arial, sans-serif"></font><font size="2">Il discorso è complesso e a me non piace parlare per categorie radicali. Credo che la distinzione fra prodotti commerciale e prodotti artistici o perlomeno di ricerca culturale vada fatta ed abbia ancora senso. Così come lo stato non finanzia un film di Lino Banfi, mentre uno di Belloccio si, ha senso. Analogo discorso andrebbe fatto in campo musicale. Il concerto di D’Alessio va bene e si può fare a pagamento, perché accorrono migliaia di spettatori e così il concerto si paga da solo. Ci sono altri concerti che non si potrebbero mai mantenere sul piano economico, perché hanno una complessità artistica che richiama folle molto più contenute. E’ lì che deve intervenire il finanziamento pubblico a sostegno dell’arte nazionale. Oggi assistiamo ad un paradosso: il finanziamento lo diamo al concerto di Gianni Morandi che così si paga due volte, una dal pubblico che paga il biglietto ed una dall’ente che elargisce il finanziamento, ed invece non diamo niente agli eventi culturali veri, perciò non si fanno, oppure se si fanno bisogna andare a Roma oppure a Mantova, in città dove c’è un assessore illuminato che crede in questo tipo di avvenimenti. Così poi non si favorisce la crescita culturale di una collettività alla quale si dà solo panem et circenses, ma non favorisce nessun dibattito, nessuna crescita culturale.</font><font face="Arial, sans-serif"></font><font size="2"><strong>Come ci si risolleva da questo limbo nel quale sembra sprofondata Cosenza? Chi dovremmo coinvolgere in questo dibattito che abbiamo avviato con questa intervista?</strong></font></p>
<p></font><font face="Arial, sans-serif"></p>
<p style="margin-bottom: 0cm" align="justify"><font face="Arial, sans-serif"></font><font size="2">A dire il vero insieme a Luca Ardenti avevamo tentato di realizzare, non un’edizione alternativa al festival che non avrebbe senso, ma un momento di spettacolo e di dibattito pubblico in cui la città fosse informata su quanto è successo e sta succedendo. Poi tutto è saltato per mancanza di fondi. Innanzitutto al dibatto deve partecipare il gruppo storico che ha ideato il festival e lo ha portato avanti negli anni. Poi le associazioni culturali che operano in città, ma anche i semplici cittadini che hanno vissuto il festival ne hanno fruito negli anni. Vedremo se Invasioni riesce ad essere occasione di dibattito nella città, se riesce a rianimare anche una piccola fetta della città, oppure se sarà un’anonima rassegna di spettacoli. Io essendo cittadino di Cosenza, spero vada benissimo. Dopo bisognerà avviarlo questo dibattito, rimettersi a discutere seriamente, guardando ad Invasioni come ad un gioco di potere, non come è avvenuto mesi fa con il Sindaco a dire Invasioni è mio, invasioni è tuo, perché Invasioni è solo una parola, un nulla. Il miracolo d’Invasioni è stato che la città questo festival l’ha sentito come suo, come la fiera di S. Giuseppe. Questo è il patrimonio da difendere, il punto da cui ripartire l’anno prossimo.</font></p>
<p></font></p>
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