Intervista a Luca Ardenti
Da “la Provincia cosentina” del 24 giugno 2007, Intervista di Eliseno Sposato Secondo appuntamento di questa nostra inchiesta sulla cultura cosentina. Incontriamo Luca Ardenti, direttore artistico della festa delle Invasioni e della Casa delle Culture, nel periodo delle amministrazioni Mancini e Catizone, in un rovente pomeriggio, perfettamente in linea con il suo cognome.Cosa è successo all’insediamento della giunta Perugini? Perché lei ed il suo gruppo di collaboratori non siete stati riconfermati alla guida di Invasioni? Abbiamo avuto con il Sindaco un solo incontro nel quale noi abbiamo formulato una proposta che definisse le linee progettuali per essere al passo con le nuove forme legislative e finanziarie vigenti, sia per l’Amministrazione che per le manifestazioni che erano arrivate ad un punto di maturità, e che dovevano essere messe a sistema per dispiegare i propri effetti in maniera compiuta. Tutto questo per salvare e valorizzare un patrimonio di lavoro collettivo, con tutto il suo portato di relazioni che il gruppo ha accumulato negli anni. Ci tengo a precisare che al sindaco Perugini avevamo specificato che si poteva lavorare insieme senza richiedere alcun tipo di compenso, anche perché il sistema delle consulenze ha segnato il passo.
Molti hanno visto in voi dei consulenti molto legati al sindaco Catizone, tanto da reggere, in pratica, l’assessorato alla cultura. Non crede che il non avere dato autonomia al Festival si sia rivelata una scelta sbagliata?
La progettualità culturale portata avanti in questi anni, era legata tutta ad una dimensione politica anche della città. Il tutto doveva essere portato ad un livello tale che definisse uno sviluppo delle singole manifestazioni. Il momento ideale per portare a compimento questo percorso doveva essere il 2005, quando mancava un lasso di tempo ragionevole per la fine della legislatura, poi la fine anticipata dell’amministrazione Catizone ha bloccato tutto. Come gruppo abbiamo fatto una scelta eticamente corretta che è stata quella di lavorare sino all’ultimo giorno per la città, per poi proporre la messa a sistema delle politiche culturali.Lei è stato anche direttore della Casa delle Culture. Che effetto le fa vedere il degrado in cui versa la struttura in questi mesi?
Di fatto negli ultimi due anni la Casa delle Culture è stata chiusa, è stata disarticolata dalle sue funzioni. Di tutte le immagini che sono apparse sui quotidiani negli ultimi mesi, una che mi ha ferito profondamente non riguarda le sale o i manifesti improvvisati di S. Giuseppe Rock, quanto piuttosto la foto di due persone che si erano incatenate ai cancelli di Palazzo dei Bruzi per chiedere lavoro. Quelle persone come altre che in particolari momenti vivevano una situazione di disagio, transitavano dalla Casa delle Culture, e questa rappresentava una camera di compensazione tra quello che l’amministrazione comunale poteva fare e il tessuto sociale che reggeva la città. Tutto questo grazie anche a quel tessuto di relazioni che si coagulavano all’interno della struttura, ed anche grazie all’immissione nel circuito tecnico e lavorativo che si è creato intorno alle manifestazioni.La prima cosa messa in chiaro dalla nuova amministrazione è stata quella della mancanza di risorse disponibili da destinare alla cultura.
Secondo me è un discorso che non regge. Se ci riferiamo ad Invasioni, posso dire che noi siamo stati bloccati in un progetto che stavamo presentando alla Regione e che avrebbe portato a raccogliere 40mila euro. Poi abbiamo scoperto che l’amministrazione Perugini non ha neanche partecipato al bando di concorso emanato dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali per il triennio 2007-2009 che avrebbe portato ad un co-finanziamento al 50 percento delle somme necessario. Se si pensa che poi un’Amministrazione comunale nel suo 50 percento include i costi di una serie di beni e servizi di sua proprietà, si può ben capire che si poteva finanziare il festival al 70-80 percento. Pensi che la Calabria ha presentato un solo progetto con l’Assessorato alla Cultura, il Magna Grecia Teatro.Una mancata lungimiranza?
Direi che c’è molta confusione, e se a tutti stanno a cuore le sorti della città, si dovrebbe fare tutti un passo indietro e pensare al fine ultimo della propria missione che è quello di fare del bene ad una città che sta vivendo una fase difficile e preoccupante.Come risponde alla critica di Dionesalvi riguardo alla mancata centralità del convegno nelle successive edizioni di Invasioni, al suo assessorato ed alla stanzialità del festival?
In tutti quelli che hanno lavorato alla festa delle Invasioni si è creato un forte senso di appartenenza, per cui certi giudizi vengono dati più che altro in base all’emotività. La centralità del convegno è stata valorizzata, perché spostata dalle sale della Casa delle Culture in piazza 11 settembre. Si è dato spazi a temi più concreti come la municipalità o l’energia anche per portarla gente a discutere. Gli stessi che ricordano le edizioni itinerante sono quelli che hanno sempre criticato l’eccessiva spesa. Con il passaggio dalla lira all’euro i costi sono lievitati in maniera insostenibile. Poi abbiamo notato che nell’area festival si creava uno spazio di socialità che manca oramai in città, e che noi abbiamo voluto valorizzare.Un suo giudizio sul cartellone di Invasioni 2007?
Io non giudico il lavoro degli altri e poi ho una profonda difficoltà in quanto non riconosco questa come un’edizione di Invasioni. Senza il sistema di relazioni sociali che l’hanno costruito, che l’hanno fatto diventare un qualcosa che ai cittadini dava un senso di appartenenza, non è Invasioni.