La cultura dei nuovi democristiani

Dopo quasi sei mesi, rispolverando un numero de “il Quotidiano” del 30 dicembre 2006, ho trovato un prezioso scritto titolato “la cultura di certa sinistra”, dove Gabriele Petrone, in un sermone, citando Antonio Gramsci, teorizzava la “sua verità” (così è scritto) sul concetto di cultura e bacchettava chi in quel periodo “si è permesso” di discutere la scelta che S.E. Adamo aveva operato, convocando a Cosenza Gigi D’Alessio per la notte di Capodanno. Fa caldo e non è il caso di rinverdire quelle polemiche natalizie. Rimane il fatto che un evento connotatosi l’anno precedente come iniziativa antimafia, si è trasformato in un concerto con un artista chiacchierato per camorra e, cosa sconcertante, in un bluff per i gruppi locali. Sono scelte. Direi scelte politiche nazionalpopolari, che non mi interessa discutere. Le scelte di sua maestà il Vice Governatore della Regione, i comuni cittadini non possono che accettarle a capo chino, o no?

 Non intendo neanche, come ha fatto chi è stato diffidato da Gabriele Petrone, parlare di “idee di cultura”, di “modelli di cultura” e né mi “azzardo a fare classificazione tra cultura e sottocultura”. Lascio volentieri la questione ai professori, ai direttori. Preferisco le controculture. Il problema è che in quel prezioso scritto Gabriele Petrone evidenziava che: “la cultura, a Cosenza, come efficacemente ha detto il Sindaco, non può essere appaltata né essere il frutto di una visone unilaterale ed univoca come spesso è avvenuto in passato, o peggio una occasione per la promozione autoreferenziale della propria immagine pubblica. In questo il centro-sinistra che governa Cosenza vuole essere diverso”. Diverso in cosa? Sia l’evento di Capodanno sia quello a pagamento del prossimo 16 luglio sono più che appaltati, visto che vengono svolti comunque da società private e sicuramente scelti con una visione unilaterale, che è quella del mercato e del business dei promoter, che impone Gigi D’Alessio e i Negramaro. Sono scelte ispirate dalla cultura televisiva, giustamente tanto odiata dal direttore del Teatro “Rendano”. Al di là delle frasi di circostanza, negli anni passati, dai palchi degli eventi cittadini, non si era mai sentito nessun artista ringraziare chicchessia per averlo fatto suonare a Cosenza. E’ accaduto per la prima volta con Gigi D’Alessio, che ha addirittura scambiato Nicola Adamo per il sindaco attuale (o lo è davvero?) e una consigliera comunale per Assessore (che non lo è di sicuro). Se non è autopromozione questa…Anche se rimangono dubbi sull’efficacia dello spot!E visto che negli ultimi giorni è un tema di grande attualità, a proposito di gestione delle risorse pubbliche, come non ricordare il monito di…Gabriele Petrone? Certo […] bisogna trovare le risorse finanziarie […], a meno che non si utilizzino i soldi della stagione lirica e quelli del PSU come è avvenuto l’anno scorso per finanziare il concerto di Capodanno”.In verità, per il capodanno con Jovanotti, si utilizzarono i soldi del contributo della Regione Calabria, stanziato dietro rendicontazione, a stagione lirica avvenuta (e apprezzata mi pare di ricordare), quindi già pagata. In quell’occasione la giunta comunale (molto uguale a questa), attraverso una legittima variazione di bilancio, comunque dopo aver garantito la tradizionale stagione lirica, ha deliberato di utilizzare quel denaro per pagare il concerto di capodanno, sostenendo di fatto anche un secondo concerto di Jovanotti a Locri. Con quasi la stessa cifra che si è investita per il concerto di Gigi D’Alessio, Jovanotti di concerti ne ha fatti due, proprio perché non erano appaltati. I soldi del PSU invece sono stati utilizzati, secondo la legittima misura riguardante il marketing e la promozione dell’immagine della città, a finanziamento del Concerto di “quella cantante” Patty Smith, e per una mostra di “quel disegnatore” che si chiama Milo Manara (quando esisteva Invasioni) che - vale la pena rimembrarlo - per contratto hanno dovuto trascorrere la loro giornata davanti a telecamere, giornalisti e cittadini in “quel Museo all’Aperto”, nella naturale prospettiva di promuovere “quelle sculture”, oggi abbandonate su Corso Mazzini. Eh sì, oggi, “ara squagliata da nivi si vidanu i s…..”. Si nota bene in evidenza, infatti, sui manifesti affissi peraltro abusivamente, che l’Amministrazione Comunale di Sinistra, come la chiama Gabriele Petrone, utilizza quella stessa misura del PSU per finanziare il concerto dei Negramaro. Ma con una differenza: quel concerto è a pagamento e probabilmente senza nessun introito per il comune. Una domanda: perché per assistere a quel concerto la gente deve versare 18 euro + prevendita? E allora i soldi del PSU a che cosa servono? Perché il comune paga per un concerto a pagamento? Se i marchietti dell’Avec e della Comunità Europea (addirittura maldestramente in bianco e nero) sono impressi su quel manifesto (vedi foto), vuol dire che i cittadini pagano due volte, e visto che due giorni prima i Negramaro si esibiscono a Catanzaro, la promozione dell’immagine della città qual è? La stessa di Catanzaro?L’ultima volta e poi vi giuro che non lo cito più. Ve lo ricordate Petrone? “Una sinistra vera, dunque, che si ponga il problema di offrire ai cittadini più opportunità e più cultura, anzi più culture non può non fare così. Altrimenti continueremo a chiederci […]come mai il cameriere che ci serve la pizza nel mezzo nelle nostre appassionate discussioni politico-culturali continui a votare Berlusconi”. E’ chiaro a tutti che la sinistra vera è altro, e non è certo rappresentata dalla politica che insegue Gabriele Petrone. Invece la sua bandiera, con il processo di democristianizzazione in corso, si sbiadisce cambiando colore e probabilmente al posto del tanto citato Antonio Gramsci, nella sua federazione politica, a breve sarà esposta l’effige del paladino della giustizia internazionale, Bush. Voglio permettermi di dire “La mia verità” a Gabriele: è scontato che quei camerieri “che vi servono”, continueranno a votare Berlusconi. La politica della sinistra si pratica per strada, con la gente, a fianco dei lavoratori; non nelle sedi dei partiti, nei ristoranti o nei pallosi comizi, dove con gli autobus vengono deportate le vecchiette per mostrare che si possiede rappresentanza. La cultura e la conoscenza non si diffondono finanziando con i soldi del PSU concerti a pagamento imposti dal mercato delle case discografiche e dei management della musica. Si continua a far credere che il Comune di Cosenza sarebbe in dissesto per colpa delle spregiudicate gestioni passate; ma quelli che gestiscono ora, non erano pure nella gestione di prima? …Che la città è in ginocchio perché c’è stata una gestione commissariale; ma chi lo ha fatto venire il commissario? Le cose bisogna pur dirle, e chiedersele, caro Gabriele, altrimenti con il trasformismo di questi anni, tutti gli elettori che pensano di votare Te, Perugini oppure Rosy Bindi, credono che sia uguale di quando votavano comunista. Dino Grazioso

4 Commenti a “La cultura dei nuovi democristiani”

  1. sub_admin scrive:

    Da “il Quotidiano” del 27 giugno 2007

    «SAREBBE il caso, una volta per tutte, di snocciolare le cifre e ricordare all’opinione pubblica che negli anni precedenti il costo della Festa delle Invasioni è stato mediamente di oltre 500 mila euro, mentre quest’anno il budget si attesta attorno ai 250 mila euro, quindi la metà di quanto speso in passato».
    Lo precisa l’Amministrazione comunale in risposta alle affermazioni, apparse in un articolo pubblicato ieri mattina dalla nostra testata, di uno dei componenti del gruppo musica che fino allo scorso anno ha organizzato la Festa delle Invasioni.
    «A pagamento - precisa nella sua risposta l’amministrazione comunale - è previsto unicamente il concerto dei Negramaro, come è stato specificato dal primo momento in occasione della conferenza, stampa di presentazione della manifestazione, tenutasi lo scorso 8 giugno alla Casa delle Culture». D’altra parte non è una novità che “Invasioni” abbia ospitato nel corso delle sue precedenti edizioni concerti a pagamento. Così è avvenuto per Yousspu’n Dour, per i Mau Mau, fino a Lou Reed, solo per fare qualche esempio.
    «Una imprecisione contenuta nelle dichiarazioni del signor Grazioso riguarda il collegamento tra il concerto dei Negramaro è il finanziamento derivante dal Psu (Piano di sviluppo urbano ). Niente di più falso! -incalza l’amministrazione - Il finanziamento del Psu è relativo al progetto marketing e serve a sostenere finanziariamente, così come nel 2005, solo una parte di Invasioni, quella che viene utilizzata come operazione di marketing complessivo della città. Una ragione in più per inserire, in tutta la campagna di comunicazione dell’edizione 2007 di “Invasioni”, manifesti inclusi, il marchio Psu, accanto a quello di Avec che è la rete europea delle città d’arte e di cultura, di cui Cosenza fa parte a pieno titolo. Un marchio, quello di Avec, che dovrebbe essere presente su tutti i manifesti delle attività culturali della città».
    «Evidentemente grafici poco attenti, in passato, hanno disatteso questa indicazione. L’ultima inesattezza -prosegue la replica dell’Amministrazione comunale - il signor Grazioso la inanella quando parla di presunte pressioni da parte dei mana­gement musicali. Nessuna pressione, a maggior ragione per il fatto che il management a cui l’Amministrazione ha affidato l’organizzazione di alcuni degli eventi di punta di “Invasioni” e lo stesso che si è occupato dell’organizzazione dei migliori concerti delle passate edizioni. Ed a questo management, di provata professionalità ed esperienza, si è ritenuto di dover accordare la nostra fiducia. Per dirla con David Mamet “Le cose cambiano” (in meglio o in peggio questo poi lo stabiliremo in altra sede e in altro periodo). Bisognerà farsene una ragione. Ogni altro ragionamento e/o il continuare nelle polemiche e nelle discussioni crea disorientamento per la crescita della città e potrebbe lasciar intravedere degli interessi altri. Proviamo, invece, tutti a mantenere vivo e ad alimentare il dibattito sulla città».
    Sull’argomento non ha mancato di far sentire la sua voce anche il promoter calabrese Roberto lacobino, sentendosi chiamato in causa per aver organizzato per questa e per le precedenti edizioni della Festa delle Invasioni alcuni concerti degli artisti internazionali che si sono esibiti nella nostra città. -
    «Il signor Grazioso;- attacca lacobino -. prima di giudicare il mio management sui Negramaro deve pensare al suo passato senza affibiare tanto facilmente la patente di disonestà a chi, invece, ha sempre svolto con professionalità e correttezza questo lavoro». «Proprio lui - ricorda il promoter - insieme al resto del gruppo Invasioni -mi ha chiamato per organizzare dei concerti per i quali ho rimesso dei soldi di tasca mia».
    «Per l’edizione di Invasioni di quest’anno - precisa lacobino - il comune darà solo un minimo contributo. E io ho lasciato che il biglietto avesse lo stesso prezzo del concerto che i Negramaro terranno a Catanzaro. Tenendo ben presente il fatto che a Cosenza si esibiranno in uno spazio meno ampio». «Anche Lou Reed era stato a pagamento - conferma anche lacobino - ed era costato al comune circa 100.000 euro e non ne ha incassati nemmeno 20.000. E per il concerto dei Youssou’n Dour io ho pagato per l’allestimento di tribuna e palco, per la vigilanza, e ancora aspetto quei soldi e ho rotto con un’azienda, che ha fornito quei materiali, con la quale e erano dei solidi rapporti di lavoro. I Negramaro a confronto costano davvero pochissimo».
    Sull’accusa, poi, mossa da Grazioso di aver affisso i manifesti abusivamente, Iacobino precisa che: «il signor Grazioso, pagato evidentemente dall’Amministrazione provinciale, ha coperto i manifesti dei Negramaro con quelli dell’inaugurazione del palazzo della Provincia».
    Questione Gigi D’Alessio. L’artista partenopeo, ha fatto sapere lacobino «presenterà una querela contro Grazioso». La frase incriminata è la seguente: «Un evento connotatosi l’anno precedente come iniziativa antimafia - aveva scritto Grazioso - si è trasformato in un concerto con un artista chiacchierato per camorra e, cosa sconcertante, in un bluff per i gruppi locali». «Io non lavoro nell’ombra come Grazioso - ha poi precisato il promoter - sono una persona seria e, pur non essendo mai entrato e non volendo entrare neanche questa volta in questioni politiche, devo precisare che proprio per la mia professionalità ho sempre avuto il piacere e l’onore di lavorare con questa e con le amministrazioni precedenti, n mio è un lavoro e non guardo colore politico». «C’è allora qualcosa sotto - afferma lacobino -perché tanto accanimento contro questo festival? Eppure proprio io, anni fa, avevo suggerito amichevolmente a uno dei componenti del gruppo, di registrare il marchio Invasioni».
    «Vorrei, inoltre ricordare a Grazioso - conclude il promoter lacobino - che non si sputa nel piatto in cui si mangia. Lui lavora con quella sinistra che accusa di essere “falsa -e affarista” e che invece è guidata da una degna persona che si chiama Mario Oliverio».

  2. sub_admin scrive:

    Da “il Quotidiano della Calabria” del 28 giugno 2007
    articolo di Eugenio Spadafora

    INVASIONI non finisce più di far discutere, trascinandosi dietro l’ormai noto dibattito sulla cultura in città e il suo presunto sistema di appalto. Mancano pochi giorni al via e le polemiche intorno all’evento dell’estate tardizia si fanno sempre più aspre.
    Due giorni fa l’intervento di Dino Grazioso, membro del gruppo che ha curato l’organizzazione del festival dal suo inizio fino al 2005 (ultimo anno in cui si è svolta la manifestazione).
    Grazioso ha puntato il dito sia contro il concerto di Capodanno scorso che sull’organizzazione attuale di Invasioni.
    Grazioso ha parlato di cultura appaltata chiamando in causa Gabriele Petrone dei Ds che proprio contro tar le presunto sistema, in precedenza (30 dicembre 2006), si era scagliato, preannunciando un nuovo corso culturale inaugurato dal centrosinistra governante co­sentino. Una diversità di metodo di fatto mai applicata, secondo Grazioso, che ha parlai» di eventi “scelti con una visione unilaterale” e figli “della cultura televisiva”, contestando duramente il fatto che il concerto dei Negramaro e l’esibizione di Rossi siano stati programmati a pagamento. Parole al vetriolo che hanno suscitato l’ira di Gabriele Petrone, che ha deciso di rispondere alle accuse inoltrategli. Una chiamata in causa, la sua, che lo stesso dirigente diessino, ha definito indebita.
    La replica di Petrone parte dalle critiche sui costi del festival e sulle scelte dei gruppi protagonisti. «Mi basta sapere - ha dichiarato Petrone - che oggi il Festival costa la metà ed ha un cartellone di tutto rispetto. Grazioso sviluppa alcune considerazioni sul concerto dei Negramaro criticando in particolare la scelta del gruppo e il fatto che sia offerto a pagamento. Non capisco lo scandalo visto che m passato, in “Invasioni” sono stati tanti i concerti cofinanziati a pagamento. Ma ecco la critica “culturale”, questo gruppo, che è uno dei più in voga del momento in Italia, ha il grave difetto di appartenere alla cultura televisiva (mi si spieghi poi Jovanotti a quale cultura appartiene cosi come tanti altri gruppi in passato acquistati per manifestazioni varie dal “gruppo storico di Invasioni”) .Mi viene allindi da pensare che il “gruppo storico di Invasioni” era come re Mida, e tutto quello che toccava, da volgare e commerciale, diveniva bello, sublime e culturale». Stoccate ironiche e durissime allo stesso tempo. Petrone affronta poi il discorso della cultura appaltata, criticando aspramente il vecchio sistema della giunta Catizone, tirando in ballo ancora una volta il gruppo storico di Invasioni. «Per quanto mi riguarda - ha dichiarato Petrone - ribadisco che per anni a Cosenza, la cosiddetta “cultura” è stata appaltata senza gara, affidata nelle mani di un gruppo autoreferenziale e autoselezionatosi con la compiacenza degli amministratori del tempo, che i cittadini hanno pagato mese per mese attraverso contratti di consulenza. Anche grazie a quella politica oggi il Comune è senza una lira». Petrone racconta poi i contatti fra Perugini e i precedenti organizzatori, «il Sindaco Perugini, per quanto riguarda lo specifico del Festival delle Invasioni, che è ormai patrimonio della città, aveva comunque chiamato a dare il loro contributo di creatività e di operosità al “gruppo storico di Invasioni”, ma questi, a quanto ci è dato sapere hanno riproposto totalmente la logica dell’appalto». Una collaborazione dunque saltata, secondo il diessino, per colpa degli stessi “vecchi” organizzatori e non per volere delle giunta comunale. Le ultime stilettate di Petrone sono le più velenose, «la sinistra che conosco io - ha chiuso -, nella quale milito e alla quale mi onoro di appartenere affari non ne fa, né ne ha mai fatti. Quella a cui appartiene Grazioso è invece vissuta (e continua ancora oggi a vivere) attaccata parassitariamente alla mammella della Pubblica Amministrazione». A qualcuno staranno fischiando le orecchie? Appuntamento alla prossima puntata della telenovela più seguita nell’estate cosentina.

  3. sub_admin scrive:

    Solo per chiarezza. Il livello è veramente basso e non è il caso di cadere in queste provocazioni. Il mio intervento sul quotidiano del 26 giugno non è una polemica su quello che viene impropriamente definito “Festa delle Invasioni”, né sui costi del Festival. Nel mio intervento dicevo che Gabriele Petrone nel suo scritto di dicembre, ha troppo facilmente gridato allo scandalo, perchè non c’è nulla di illegittimo che il comune utilizzi quella misura del PSU, come è stato bene spiegato da Palazzo dei Bruzi. Non ho detto che i promoter locali “fanno pressioni”, ma ho detto che quel gruppo musicale appartiene a scelte della cultura televisiva e imposti dal mercato delle case discografiche, non da promoter locali a cui non ho fatto riferimento. Il discorso era un tantino più serio, ma è stato facile banalizzarlo e quindi tirare in ballo anche l’ira del promoter locale.
    Le risposte? Roba da farmi venire i capelli lisci! Solo offese, se avessi parlato io quel linguaggio e fatto tutte quelle insinuazioni, mi sarei beccato chissà quante querele. Ma non sono aggregato alle caste di questa città e non faccio parte di nessun carrozzone che amministra il potere, quindi nessuno si scandalizza, anzi si rincara, pure con qualche telefonata pesante.
    Sarebbe stato più facile, da parte del Petrone, dire che forse il giudizio espresso a dicembre era stato esagerato, perchè Lui aveva gridato allo scandalo sull’utilizzo dei fondi del PSU. E’ così difficile dire “ho sbagliato”? Ci vuole più umiltà, altrimenti oggi appare che è corretto utilizzare quei fondi solo perchè a farlo è questa condivisa e partecipata amministrazione, mentre il 2005 è stato illegittimo. Penso che la verità è che quei fondi, se era legittimo utilizzarli il 2005 è legittimo farlo oggi. Tengo a specificare che i concerti a pagamento degli anni passati, non sono mai stati cofinanziati dalla Comunità Europea, come dice il Petrone. E poi basta con questa storia dell’appalto, falsità tra le falsità. E basta pure con la storia delle consulenze, il sottoscritto, tra i più fortunati del gruppo di lavoro, ha intrattenuto con il comune di Cosenza, un rapporto di lavoro regolato da un famigerato Co.Co.Co. “La militanza” dovrebbe ricordare che i Co.Co.Co. sono stati introdotti dal Governo Dini e il sottoscritto ha percepito la somma 1.259 euro nette al mese, svolgendo degnamente e prevalentemente l’attività di Art Director (o erroneamente definita grafico) soprattutto non distratto e quindi, al limite, i manifesti li progetto e ne curo l’immagine eseguendo esattamente gli obiettivi del committente, sicuramente non li attacco sui muri, carissimi. Se il Petrone ritiene che il comune è senza soldi per colpa mia, posso prestare la mia opera per la città senza nessun rimborso, come ho praticamente fatto dal 1998 al 2002. Però ho letto sul sito del comune che “il conto consuntivo riporta i residui attivi e passivi risultanti dal bilancio 2005 approvato dal Commissario straordinario. I dati globali della gestione di cassa prodotti dal tesoriere concordano con quelli dell’Ente. Il risultato di gestione presenta un avanzo di euro 494.917,94”, non siamo in bancarotta.
    Meglio precisare che riguardo all’incontro che il nostro gruppo di lavoro ha avuto con il sindaco, è stata pubblicata su “il Quotidiano” del 25 ottobre 2006 una bella intervista di Maria Francesca Rotondaro, in cui il primo cittadino non dice assolutamente quello che indebitamente racconta il Petrone.
    Poi per favore non scherziamo, sulla purezza di quella meglio precisata ex sinistra. Stendiamo un velo pietoso, anche perchè è probabile che in qualche altra pagina di questo giornale se ne parla in termini tutt’altro che puri e persino trasversali. Anche se nell’intervento parlavo di falsa sinistra, “e ho detto tutto”, direbbe Peppino De Filippo. Il Petrone conclude il suo intervento scrivendo che la Sinistra a cui io appartengo “vive attaccata alla mammella della Pubblica Amministrazione”. “Ma mi faccia il piacere” direbbe Totò. Noi non apparteniamo a nessun partito, per cui non abbiamo una federazione pagata con il famoso finanziamento pubblico dove passare la vita con l’aspirazione di amministrare il potere. Noi che non amministriamo nulla, non disponiamo delle cosiddette “strutture politiche” finanziate dalla Pubblica amministrazione, per “sistemare” gli amici del partito e i parenti. In questo periodo si parla tanto di costi della politica, però mi pare che quei conti salati alla pubblica amministrazione non li portiamo Noi, ma chi appartiene ai carrozzoni dei partiti. Chi è che vive attaccato alla mammella della Pubblica Amministrazione?
    Con questo accusatemi pure di omicidio, non risponderò più sul giornale, alla fine voi cercate visibilità e parlando di voi, sarei io ad alimentare questo vostro vezzo.
    Dino Grazioso

  4. sub_admin scrive:

    Da “la Provincia Cosentina” del 7 luglio 2007
    PETRONE NOMINATO CONSULENTE DI ADAMO
    Con deliberazione della Giunta Regionale, atto del 5 Marzo 2007, n. 137, apprendiamo che il dottore Gabriele Petrone è stato nominato consulente esperto esterno del vicepresidente della Giunta regionale. Su indicazione di Adamo e su “conforme proposta dell’Assessore al Personale ed Attività produttive, Pasquale Maria Tripodi, formulata alla stregua dell’istruttoria compiuta dalle strutture interessate, nonché dall’espressa dichiarazione di regolarità resa dal dirigente preposto allea competente struttura”.
    Come dire che il compagno Tripodi ha avallato la nomina, che sicuramente non è di natura politica ma basata sulle capacità professionali del predetto. Certamente una delle maggiori qualità di Petrone è quella di essere un fedelissimo dello staff di Nicola Adamo, n’è sempre stato un suo aggregato. In verità non lo ricordiamo mai fuori dal più ossequioso gregariato del vicepresidente della Regione. Quasi uno di famiglia. Ovviamente per convinzione mica per altro ci mancherebbe. L’incarico è “senza vincolo di subordinazione” il che detto in altri termini, significa che Petrone non ha l’obbligo di andare ogni giorno a mettere la firma in Regione. Nessuno lo controlla. Che cosa andrà a fare in qualità di consulente, nella delibera di Giunta non è detto.
    Che cosa stia facendo per la collettività Petrone, non lo sappiamo…

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