La cultura della verità e il mercato di Pingitore
Nel corso di questi mesi abbiamo sempre, strenuamente, cercato di non far polemiche.
Non ci interessa iniziare ora ma pretendiamo, per il rispetto che un amministratore deve ai cittadini, la verità. Abbiamo letto la nota di Ciroma sulle politiche culturali e la risposta dell’assessore Pingitore, che proprio non riusciamo a mandare giù.
Perché l’assessore, e non solo lui, deve spiegare come sono andate le cose, ovvero:
che la manifestazione “San Giuseppe Rock” non rientrava nei programmi dell’Amministrazione Comunale (vedi comunicato stampa del Comune del 21 febbraio) e che proprio l’assessore Pingitore si adoperava in tal senso solo dopo che una nostra proposta era pervenuta all’Amministrazione; che lo stesso era animato dal solo scopo di farla organizzare ad altri invitando diversi soggetti a dare la denominazione “San Giuseppe rock”, con indicazione dei gruppi da far suonare, a progetti che venivano presentati con altro spirito e che non riuscendo nell’operazione ha dovuto riesumare un progetto presentato tempo addietro dall’unica associazione che si è prestata al giochetto facendolo riformulare su misura.
Uno squallore che ha avuto come risultato lo “stupro” di una manifestazione nata per far vivere la Fiera oltre i consueti orari di svolgimento e attirare (con successo) nuovi flussi di turismo culturale. Un’etichetta rubata e appiccicata ad un contenitore vuoto con il trionfo del “non sense” della serata di lunedì 19: poche decine di persone ad assistere ad un concerto mentre la Fiera era finita e le bancarelle avevano già smontato. San Giuseppe non è stato un flop, semplicemente non è stato.
Non vogliamo fare polemiche, ma vogliamo che un amministratore dica la verità.
E allora è inutile andare a recuperare una delibera che comprendeva tre serate di concerti, una mostra alla Casa delle Culture,azioni di marketing, la realizzazione del manifesto da parte dei disegnatori della Bonelli, la diretta internet, concerti pomeridiani, dibattiti ed incontri per dire che ha speso di meno.
Dica piuttosto che l’anno scorso per salvare la continuità della manifestazione anche noi (già esterni all’amministrazione) abbiamo avuto lo stesso budget; siamo stati capaci di trovare due sponsor privati e in Piazza Arenella c’erano più di cinquemila persone. E per continuare a volare bassi, nel mercato di Pingitore dove la capacità di elaborare politica culturale dipende solo dalla quantità di euro a disposizione, ricordiamo che il capodanno per i ragazzi di Locri (due concerti due, uno a Cosenza e uno a Locri, della più imponente produzione italiana) è costato solo poche decine di migliaia di euro in più del capodanno cosentino di Gigi D’Alessio. Intesi?
Ma la questione è un’altra.
La tragedia poi sta proprio nel livello basso della risposta: Ciroma pone quesiti che non trovano risposte nella quantità di denaro a disposizione!
Così come la quantità di denaro a disposizione era per noi (per ragioni diverse) l’ultimo dei problemi quando a settembre proponemmo all’amministrazione di lavorare insieme prescindendo, lo sottolineiamo, da incarichi personali, per Invasioni su nuove ipotesi progettuali.
Anche su questo si dica per favore la verità. C’è stato un solo incontro con l’amministrazione, dopo la pubblicazione del manifesto appello, dove sono state dette tante belle cose a cui ha fatto seguito un comportamento diametralmente opposto. Non solo di chiusura, ma di vero e proprio boicottaggio con progetti bloccati e incomprensibili inviti a partecipare a delle riunioni rivolti al solo Franco Dionesalvi. Non ci siamo chiamati fuori ma che senso poteva avere un invito rivolto da Antonello Antonante (!) a collaborare formulato a fine marzo (a fine marzo, capite?!) , proprio nei giorni in cui si consumava la tragicomica di San Giuseppe Rock, con dichiarazioni proprio di quei giorni sempre di Pingitore che annunciava alla stampa tema del festival e nuovo organigramma?
Mai avremmo immaginato di trovarci di fronte ad uno scenario simile.
E’ necessario un budget di senso non monetario.
Attaccare etichette su contenitori vuoti non ha significato, farlo con cattiveria è spregevole. Cosenza non lo merita.
Il gruppo di lavoro della Festa delle Invasioni
(Luca Ardenti, Alfredo Cava, Dino Grazioso, Francesco Loreto, Ivo Miraglia, Luca Scornaienchi, Mario Toscano)
6 Aprile 2007 alle 05:04
Anch’io ho “invaso” Cosenza
Da lontano seguo il Vostro dibattito cittadino sulle Invasioni, e da lontano Vi scrivo.
Io che vivo a Trieste ho potuto vivere fortunatamente quella splendida esperienza che ha rappresentato il Festival di Invasioni nella sua ultima edizione in qualità di ospite, e con il rispetto e l’affetto che porto alla Città di Cosenza mi motivo nel scrivervi alcune riflessioni.
Ho sempre vissuto i racconti di Cosenza e su Cosenza come qualcosa di onirico e “fantasioso”, mi veniva raccontato dei Bruzi e dell’incontro dei due Fiumi, di Re Alarico e di invasioni che avevano sempre portato molto di più di quanto avessero sottratto, di percorsi storici e culturali che facevano di questa città La Città in cui tutto o quasi tutto era possibile. Ma la cosa per me assurda era che questi discorsi e racconti mi venivano fatti declinati al presente, ascoltavo questo mentre mi veniva spiegato come i finanziamenti europei del Progetto Urban, stava riqualificando il centro storico ma contemporaneamente riqualificava il tessuto sociale e umano di quel centro; oppure parlando della curva del Cosenza e della capacità di questi giovani di occuparsi e occupare la città con iniziative e progetti, e tutto questo senza soluzione di continuità, come se i Bruzi fossero in curva o Alarico in Municipio. O almeno così dalla lontana Trieste mi immaginavo il tutto.
Con questi sentimenti e suggestioni avevo raccolto l’invito di essere parte di un dibattito all’interno del Festival di Invasioni.
Ma non ero stato preparato abbastanza, ero arrivato pensando a Cosenza come una città di utopie e mi sono ritrovato dentro il topos, il luogo, la villa vecchia come unico luogo in cui potevo essere a casa perché capace di esprimere l’incontro tra culture e dialetti, lingue e stili, suoni e rumori.
L’antico che riusciva ad innovarsi, l’insieme tra alto e basso…la “ciutia” istituzionalizzata.
Certo una visione romantica che si rinnova anche nella lontananza e negli affetti che in quei pochi giorni ho intrecciato con molti di voi, ma ho riportato a casa il segno di una città “anomala” ricca di “Istituti” non “Istituzionalizzati” e proprio per questo correva il rischio di essere normalizzata.
La Festa di Invasioni questo è stato per me e questo spero possa continuare ad essere per tutti voi, non un marchio da usurpare o utilizzare a proprio piacimento perché ritengo appartenga a tutta la città, un “bene comune” che può vivere solo di comunità.
Scusate se mi sono permesso di entrare nel vostro dibattito, ma è stato dettato dal essere stato un “invasore” anomalo, a differenza delle ben più importanti invasioni che avete vissuto, io ho sicuramente “preso” molto di più di quanto vi ho lasciato.
Trieste, 6 aprile 2007
Alessandro Metz
Consigliere Regionale dei Verdi
Friuli Venezia Giulia